Maus (termine tedesco per indica il “topo“) non tratta di prese di coscienza, non criminalizza i nazisti ne martirizza il popolo ebraico e l’orribile persecuzione, la storia di Maus è di sopravvivenza e di amore, una coppia di innamorati ebrei che attraversa il lungo percorso della Seconda Guerra Mondiale passando davanti agli orrori dei campi di concentramento e la disumanità delle persone (molto spesso nemmeno nazisti bensì polacchi, qualche volta perfino ebrei stessi).
Raccontare Maus è un’esperienza piena di sorpresa perchè oltre il film “La Vita è Bella” di Roberto Benigni, nessuna opera aveva mai trattato l’olocausto come una storia quasi avventurosa, alcune volte con un sorriso, altre volte con una lacrima malinconica, in questo contesto si può veramente dire che simili progetti si contano sulle dita di UNA mano.
Maus di Art Spiegelman è uno di quei progetti, ambizioso perchè durato per l’autore quasi 6 anni di lavoro, fra alti e bassi e molti ripensamenti e molto personale perchè non racconta l’ipotetica storia di un sopravvissuto ebreo ai Lager Nazisti ma perchè racconta la storia VERA e CRUDA storia di Vladek Spiegelman: il padre dell’autore di Maus.
Spero, come in passato di dare un’idea esaustiva dell’opera in questione, perchè chi non è riuscito o non ha potuto leggerla…dovrà seriamente prendere in considerazione di colmare questa lacuna.