Ebbene siamo arrivati a questo punto.
Dopo averne annunciato l’improbabile titolo (qui) ed aver recensito i primi numeri (qui) siamo giunti a conclusione della saga che riportava la frase “Death of Spider-Man”.
Il finale c’è stato e come molti eventi attesi è stato sbandierato da tutte le testate giornalistiche di settore ANCOR PRIMA che l’albo venisse rilasciato in edicola, di fatto contribuendo agli insulti contro la razza dei giornalisti, biechi e disposti a tutto pur di fare notizia, anche rivelare il finale di una saga lungamente attesa dai lettori dell’Ultimate Universe.
Tutto questo accade martedi e mercoledi, fuso americano ed in poche ore si diffonde in mezzo mondo rivelando l’assoluta intenzione di Brian Michael Bendis, autore e creatore di Ultimate Spider-Man di andare fino in fondo a ciò che aveva annunciato.
Ora sembra inutile farsi scrupoli di sorta verso uno spoiler che è ampiamente rivelato già nel titolo della saga, tuttavia mi sento il dovere di proteggere chi non volesse sapere altro e avviso tutti che nelle prossime pagine, oltre ad analizzare la saga, darò la notizia che già tutti i giornali di mezzo mondo hanno dato con ampio anticipo.
Cosa mi differenzia quindi dai biechi giornalisti? Il fatto che vi avviso PRIMA di cosa leggerete.
CONTINUATE A VOSTRO RISCHIO E PERICOLO….
Bene, avete proseguito, possiamo toglierci il dente allora.
L’universo Ultimate è fatto su basi relativamente più rigide di quello della Marvel Comics Classic, molti personaggi sono già morti in passato (tra cui Wolverine, per citarne uno) e sembra siano destinati a rimanerci in questo status di trapassati.
Detto questo, Peter Parker è morto!
Morto per mano del suo mortale nemico, il Green Goblin sotto le cui spoglie si nasconde sempre l’immancabile Norman Osborn.
Morto per salvare Zia May e Gwen Stacy, esposti al fuoco del nemico mortale.
Morto da eroe, secondo le parole del suo creatore ed aguzzino Brian Michael Bendis.
Di fatto Bendis ha reso con questa saga una perfetta conclusione del cerchio di vita, ascesa e discesa di Spider-Man nell’universo Ultimate (ma anche quello classico): nato dopo aver causato la morte di Zio Ben, morto per salvare sua Zia May.
Tutto fila, in un certo senso.
10 anni dividono la nascita dalla morte di Peter Parker, ed in questi anni Bendis (come un certo JJ Abrams realizza per la televisione) ha sempre saputo come avrebbe voluto far finire la parabola di Peter, in un certo senso era già scritto che quando l’universo ultimate sarebbe stato in grado di poggiare saldamente su basi di lettura efficaci, Peter sarebbe morto per lasciare spazio a qualcun altro.
Nato nel 2000 sotto il nome di Ultimate Spider-Man e primo della nuova line-up “Ultimate”, la serie sul ragno è durata 133 numeri per poi cambiare rotta dopo il primo crossover della linea: Ultimatum.
Dopo la rinominazione in Ultimate Comics Spider-Man, la numerazione si è azzerata, per poi ritornare dal numero #150 e proseguendo fino a questo Ultimate Comics Spider-Man #160, l’ultimo numero nel quale la calzamaglia a rete di Spidey è indossata (fino alla fine) da Peter Parker.
A Settembre l’editoriale riparte con il #1 ed alla guida sempre Michael Bendis, accompagnato da Sara Pichelli alle tavole.
Chi si nasconderà sotto gli abiti aderenti di spidey? Ancora nessuno lo sa anche se le speculazioni iniziano a sprecarsi, dopo la morte di Pete, coloro che hanno assistito alla sua morte potrebbero in qualche modo essere motivati a perseguire il suo scopo nella vita.
I candidati sono Mary Jane Watson (che lo ha sentito morire tra le braccia), Gwen Stacy, Zia May (???), Bobby “Iceman” Drake e Johnny “Torcia Umana” Storm, riuniti attorno al corpo distrutto dalla battaglia di Peter.
Gli eventi che lo hanno portato alla morte sono quasi tutti recepibili dalle altre uscite: la ricostituzione dei Sinistri Sei da parte di Osborn, l’intenzione di distruggere per sempre il ragno e la presenza costante e fastidiosa dello S.H.I.E.L.D. che tenta di responsabilizzare Peter sui suoi doveri di eroe dopo gli eventi di Ultimatum.
Che cosa rimane dopo questa saga oltre al costume dell’uomo-ragno appeso al chiodo?
L’evoluzione psicologica e ben riuscita di due personaggi dell’universo Ultimate, assolutamente straordinari e ben lontani dalle loro controparti “classiche”: Zia May che mostra un lato versatile ed evolutivo assolutamente straordinario ed il Dottor Octopus che nella versione classica ha sempre trattenuto il suo lato “umano e professionale” al fine di essere l’ennesimo punch-ball del ragno durante una delle tante avventure.
I due sono senz’altro il miglior prodotto della saga oltre all’evoluzione psicologica di Peter che sfocia alla fine nella sua tragica morte da eroe greco.
Assolutamente disprezzabili i ruoli di Gwen (classica ragazza in pericolo), Bobby e Johnny (che nel numero precedente parlano tanto e non agiscono mai per poi piangere l’amico perduto) e MJ che nonostante il suo buon ruolo da eterno amore di Pete, gioca le sue carte abbracciando il ragazzo nei suoi ultimi istanti di vita.
E rimane un’altra cosa, l’assoluta certezza che Brian Michael Bendis è l’uomo di punta della Casa delle Idee, non per altro Axel Alonso (Editor Capo della Marvel) gli ha lasciato carta bianca per il proseguio delle avventure dell’uomo-ragno…senza nemmeno voler sapere chi Bendis vorrà al posto di Peter.
Salutiamo così un pezzo della storia fumettistica durato 10 anni e sperando che Pete rimanga morto come Magneto, Doom, Gambit, Wolverine, Strange, Devil e Thor…ci auguriamo di non doverne mai sentire la mancanza.
Lunga vita all’Ultimate Universe.