Buongiorno! Chi ha scritto quest’ennesimo articolo sulla birra non è Akito, ma il suo gemello cattivo. Stavolta l’argomento principale che affianca la bionda bevanda si chiama crisi. Ormai anche per chi non segue mai i telegiornali o legge quotidiani questo termine è riuscito a penetrare nella vita di ognuno di noi, purtroppo non solo a livello linguistico.
Quest’onda, la possiamo chiamare così, ha investito ormai tutto il mondo e chi ne paga le conseguenze è la gente comune che si trova costretta a cambiare le proprie abitudini. Secondo i sondaggi dei vari operatori nipponici c’è stato un forte calo di vendite di birra dovuto al costo maggiore della vita e dalla preferenza dei giovani ad acquistare bevande più economiche.
Quali? Il vino sta giustamente riscotendo abbastanza successo e il sakè è da sempre il più apprezzato nella nazione, tuttavia non sono questi i fattori antagonisti alla bevanda.
Il principale ostacolo alla birra in Giappone è l’ascesa (+13,8%) della cosiddetta “birra dei poveri” una bibita alcolica al gusto di birra prodotta senza malto…chissà che bontà. Questo prodotto dal prezzo molto inferiore è riuscito ad indebolire, in termini di ricavi e vendite, tutti i maggiori produttori birrai nipponici. Fortunatamente la “bionda originale” (100% malto) rimane ai vertici della classifica seppur ostacolata dalle imitazioni.
Non voglio assolutamente criticare chi sceglie il prodotto più economico, né condannare le imprese che mettono in commercio questo “bene” ma ho sempre sostenuto la scelta della qualità piuttosto che la quantità. Se il ragazzo giapponese trova sconveniente acquistare una birra come la Asahi preferendo altre sottomarche non implica in lui un cambio di gusto, ma purtroppo una minore disponibilità economica.
Se fossi in loro berrei con meno frequenza (non uscendo quattro sere la settimana ad esempio) cercando di privilegiare il vero prodotto piuttosto che favorire, ed incrementare il successo, dell’imitazione che porta solo ad una diminuzione della qualità. Questo è il mio ragionamento ma a malincuore c’è da dire che molti, soprattutto ragazzini bevono non per gusto ma per “non-capire-più-niente” o “sballare” (si usa ancora questo termine?Mi sono sentito molto vecchio quando l’ho scritto :pinch: ) determinando il voltafaccia delle giovani generazioni.
[Fonte:giappone360]